PAOLO SERRAO

 

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La Sapienza divina, nel libro per eccellenza - la Bibbia - ci esorta: “Nihil esse melius quae laetari hominem in opere suo”, non c’è cosa più bella, più lodevole che rallegrarsi, compiacersi, congratularsi con un uomo per le sue opere.

E questo compiacimento diventa senz’altro più puro nelle intenzioni, più filtrato nelle valutazioni, più disinteressato nell’entusiasmo, se tale uomo ha già compiuto il ciclo della sua esistenza terrena e restano, testimoni della vita e della personalità, le sue opere.

Vana sarebbe, però, una commemorazione elogiativa di un uomo scomparso da tempo, se non rimanesse tuttora valida la sua figura: si correrebbe il rischio di evocare un’ombra, un fantasma che nulla avrebbe a dire, a comunicare, ad esprimere a quanti lo ricordassero e che, proprio per la sua fatuità e nullità, sfuggirebbe a qualsiasi contatto umano o valutazione critica.

Non è questo il caso, manco a dirlo, della poliedrica figura e personalità artistica di Paolo Serrao. Ce ne offrono l’occasione due date: il 17 marzo e l’11 aprile, rispettivamen­te 800 anniversario della morte ed il 1570 della sua nascita.

Il musicista Serrao non è, a dire il vero, uno di quegli astri fulgidi del firmamento musicale che, anche a distanza di anni o di secoli dalla loro scomparsa, brillano ancora vividamente di luce splendida per la loro “presenza” nel mondo della musica è stata, e sarà sempre viva ed attuale.

Eppure si è avverato che anche autentici geni musicali - è il caso di citare Bach e Vivaldi - siano stati “riscoperti” nella stima degli altri, nel loro valore intrinseco e nella prassi musicale dopo lunghi periodi di assoluta “oscurità”: cose umane! Evidentemente non potrà reggere il paragone tra la grandezza dei nomi ora citati e quella di Paolo Serrao!

La fama di Serrao, dopo la sua morte, cadde quasi subito nel silenzio, nell’oblio per vicende storiche, per negligenza di posteri, ma anche perché nuove esperienze, nuove tecniche musicali, nuovi ideali artistici ed estetici, sorti all’inizio del ventesimo secolo e succedutesi ed avvicendatisi con ritmo veloce e convulso, hanno massacrato e travolto uomini e cose, artisti ed ideali!

La storia della musicalità calabrese che si fregia dei nomi di Cassiodoro, di Giovanni Donadio da Mormanno, di Rocco Rodio, di Leonardo Vinci, di Manfroce, di Florimo, di Brath, di Cilea, Longo, Rendano, Salfi, Miceli, Saverio Mattei, L. Griffo, di Jazzolino e, più recentemente di Capizzone, dei due Giacomantonio, di Quintieri ed altri, può annovera­re con orgoglio ed in piena coscienza morale-artistica questo suo figlio che, celebre ed ammirato in vita, lo è stato molto meno dopo la sua scomparsa dalla scena del mondo e, per l’inesorabile logorio del tempo, quasi dimenticato financo dai suoi conterranei e con­cittadini.

Enciclopedie e storie della musica sono piuttosto avare di notizie biografiche ed artisti­che nonché di valutazioni critiche ed estetiche sulla vita ed opere del Serrao e quelle poche non raramente contraddittorie tra loro.

Nello stilare questo suo profilo, spero piuttosto esauriente ma pur sempre incompleto, oltre che a fonti di varia provenienza e valore, ho attinto notizie da un “Cenno biografico-critico” dato alle stampe, non mi risulta in quale anno, da L. Griffo, allievo del Serrao, ma specialmente ad una memoria, esistente nella Biblioteca del Conservatorio “S. Pietro a Maiella” di Napoli, scritta di propria mano e firmata da un certo Giuseppe De Vito, alunno forse, ma di sicuro persona amica e confidente del Serrao.

Tale memoria, con la soprascritta “Cenni biografici su Paolo Serrao” è degna di credi­bilità ed assume, anzi, quasi valore di documento storico, perché stesa il 24 aprile 1907, cioè a soli trentotto giorni dalla morte del Serrao.

Paolo Serrao nacque a Filadelfia, una cittadina in provincia di Catanzaro - fondata dalla generosità degli antenati del Serrao dopo la completa distruzione, per un violento terremoto, della vicina Castelmonardo - undici aprile 1830, da Bernardo e Marianna Calabretta e dovette senz’altro assorbire sin dalla prima infanzia quell’aura musicale che spirava nel suo stesso ambiente familiare, se è vero, come si dice, che genitori e parenti erano dediti a quest’arte.

Non si sa con certezza da che egli abbia appreso i primi elementi di musica, specie la tecnica pianistica (si accenna ad uno zio sacerdote di cui portava il nome), ma certo dovette dimostrare una precocità non indifferente se a soli otto anni, in una serata data in onore del tenore Borchi nel teatro di Catanzaro, per interessamento del fratello Carlo, funzionario della Prefettura di detta città, egli eseguì uno degli otto concerti per pia­noforte ed orchestra (non si sa quale) di Daniel Steibel (compositore tedesco, nato a Berlino nel 1765 ed autore di molte opere teatrali e di moltissima musica per pianoforte).

Un lieto successo arrise al piccolo pianista che in quell’occasione dovette sicuramente mettere in luce le sue particolari doti ed attitudini per le musica.

Uno zio pensò di condurlo in Germania per uno specifico approfondimento dello stu­dio del pianoforte, ma il disegno svanì. Il ministro degli interni del Regno di Napoli non concesse il passaporto, esprimendo invece il desiderio che “ il fanciullo prodigio” rima­nesse in patria e divenisse una gloria del reame napoletano.

Il Re, interessato dal ministro, questi a sua volta premurato dal Consiglio Provinciale di Catanzaro, eccezionalmente concesse che il piccolo Serrao, nel 1839. a soli nove anni, fosse accolto gratuitamente — altri dicono con una borsa di studio offerta dalla Provincia di Catanzaro o addirittura dallo stesso Re — nel Real Collegio di Musica a Napoli.

Quì il Serrao fu affidato, per la scuola di pianoforte, alle cure del Maestro Francesco Lanza (1783-1862) allievo di Muzio Clementi.

Il piccolo Paolo non doveva certamente brillare per soverchia docilità ma essere di carattere piuttosto insofferente, ribelle e testardo se, per un comportamento poco ligio alla disciplina vigente nel Real Collegio, gli venne inflitta una strana punizione: quella di lasciare lo studio del pianoforte ed applicarsi invece a quello della tromba! Fortuna volle che, o per una sua maggiore e cosciente remissività o per una più umana comprensione dei superiori, pochi mesi dopo egli fu riammesso alla scuola di pianoforte conquistando-si la benevolenza e la stima dei suoi maestri.

Iniziò intanto anche lo studio dell’armonia ed in seguito quello del contrappunto con il Maestro Carlo Conti (1796-1868) di cui, poi, fu l’allievo prediletto. Da tener presente che il Conti proveniva da un’alta e severa scuola di composizione: quella del Fenaroli e dello Zingarelli.

Il fervore degli ideali patriottici e nazionalistici che covava ed esplodeva un po' dovun­que in quegli anni in Italia non poteva non suscitare risonanza nell’animo ardente del giovane Serrao.

All’insaputa dei superiori egli fuggì dal Real Collegio e la mattina del 15 maggio del 1848 era sulle barricate di via Toledo per combattere — si ignora se arruolato di nascosto nella guardia nazionale o per un’istintiva ansia di libertà — contro soldati borbonici.

Sedati i tumulti, fu ricercato dalla polizia borbonica, anche perché questa trovò ben celati nel pianoforte del Serrao l’uniforme di guardia nazionale ed una rivoltella. Per non essere arrestato si nascose, in un primo momento, in un pozzo, poi si travestì da «lazza­rone napoletano» e — ironia della sorte! — costretto, per sostentarsi a portare dal Museo a Castel dell’Ovo, armi e munizioni rinvenute dalle truppe borboniche in varie parti della città e sequestrate.

Riammesso, dopo qualche tempo, al Real Collegio riprese con impegno, serietà e costanza il tirocinio degli studi musicali che per lui volgevano ormai al termine.

Una partitura manoscritta, conservata nella Biblioteca del Conservatorio di Napoli, reca queste note autografe: «Messa a grand’orchestra composta da Paolo Serrao alunno dei Reni Collegio di Musica — 1849». Al termine del «Kyrie» è notato: «Napoli, 26 luglio 1849, e dopo il «Gloria»: «Finito 20 giorni pria d’uscire dal Collegio di S. Pietro a Maiella ove feci lunga e piacevole dimora». Questo lavoro segnò l’inizio della sua notevole produzione musicale.

Intanto, il 18 giugno 1840, era stato nominato Direttore del Rea! Collegio di Musica il Maestro L. Saverio Mercadante. L’incontro tra Serrao e Mercadante fu uno dei più felici e proficui incontri tra artisti per ragioni che man mano si diranno. Durante il loro lungo rapporto di vita e di arte — durato circa trent’anni — il Mercadante dimostrò sempre alta stima verso il Serrao e questi, a sua volta, ricambiò il proprio maestro e direttore con una venerazione quasi filiale.

Primo segno di questa stima del Mercadante fu la designazione del Serrao, tra tanti allievi del Conservatorio, a comporre, per il Teatro del Fondo, un’opera semiseria:

«L’impostore»: si era nel 1852, anno in cui il Serrao si congedava definitivamente dal Real Collegio ove era, ancora rimasto come « Primo Maestrino».

Il titolo di «Maestrino» — creato proprio nel Conservatorio di Napoli — rimase sino a pochi decenni orsono come esplicito riconoscimento, della compiutezza del curriculum

di studi fatti e della «scintilla d’arte» che si fosse maturata in alunni più bravi specie quelli di composizione o direzione di coro od orchestra.

11 compito del « Maestrino» era multiforme: assistere o «supplire» il Maestro nell’inseguimento della propria disciplina musicale, dirigere esecuzioni corali ed orchestrali che venivano offerte al pubblico come «saggi» della bravura degli alunni, comporre e far ese­guire lavori di un certo respiro ed impegno, quali: operine, oratori, cantate, messe, ecc:

cioè quello, veramente essenziale, di far «pratica» di musica evidenziando le reali doti tecniche ed artistiche, connaturali o acquisite.

Il Teatro del Fondo, che in seguito fu denominato Teatro Mercadante, era stato aperto nel 1779 a spese dell’amministrazione della Cassa Militare deI fondo della separazione dei lucri e perciò chiamato Teatro del Fondo. Era stato inaugurato con un’opera di Domenico Cimarosa «L’infedeltà fedele» e costituì, con il Teatro di S. Carlo ed il Teatro Nuovo per tutto il secolo XIX, il centro focale della vita musicale napoletana tutta viva­mente e quasi unicamente interessata, in quel tempo, al melodramma.

 

 

«L’Impostore» di Serrao non fu rappresentata, come non fu rappresentata l’altra sua opera, del 1853, «Leonora dei Bardi» (o con altro titolo «Dionora dé Bondi»). per divieto della polizia, essendo il Serrao non ben visto, per i suoi precedenti politici, dal governo borbo­nico.

Ebbe invece, nel 1857, un felicissimo esito ed un’accoglienza festosa l’opera semiseria «C.B. Pergolesi» che egli aveva scritto sempre per il medesimo Teatro del Fondo.

Nel frattempo il Serrao si era dedicato all’attività didattica: attività, quasi congeniale a lui, che lo portò man mano ad un’alta esperienza e ad un particolare impegno durato fino alla mode ed a cui egli si dedicò con amore, sacrificio e senso di responsabilità.

Nel 1860, infatti, gli venne affidata nel Conservatorio di Napoli la cattedra di armonia che era stata del suo maestro Gennaro Parisi; vinse la cattedra per concorso con una prova scritta assai difficile. Al direttore, M0 Mercadante, che gli faceva scherzosamente notare di aver svolto anche egli il compito ma in un tempo più breve di quello impiegato dai concorrenti, il Serrao si permise di obiettare, forse anche per la dimestichezza che lo legava al Mercadante: «Sì, ma io non ho fatto, come voi, tredici errori di contropunto». Il Serrao aveva sbirciato il compito del Direttore!

NeI 1861 sostituisce nell’insegnamento della composizione il M0 Lillo.

Senza alcun concorso, invece, gli fu affidata due anni dopo, nel 1863, la cattedra di Contrappunto e Composizione: cattedra che occupò con dignità e prestigio sino agli ulti­mi giorni della sua vita.

Di sicuro la sua fama di compositore e di didatta si era diffusa anche al di là di Napoli, se nel 1867 Gioacchino Rossini lo pregò di assumere la direzione del Liceo Musicale di Bologna. Il Serrao non volle o non poté accettare tale invito? Forse perché già titolare a Napoli? Per dedizione al proprio conservatorio che lo aveva visto prima alunno e poi docente? Per un intimo senso di modestia?

Una svolta importante nella vita e nell’attività del Serrao fu l’invito a comporre un’o­pera per il Teatro di S. Carlo. Egli approntò «La Duchessa di Guisa» che, andata in scena nel 1868, riportò un incondizionato successo, tanto da esser replicata per ben ventotto volte consecutive.

L’impresario del 5. Carlo, visto il successo, lo reingaggiò come « maestro d’obbligo» per il 1869 e perciò tenuto a scrivere appositamente per detto teatro un’opera da rappre­sentare in quell’anno. Il Serrao stese in fretta «Figliuol prodigo» (che è un melodramma e non un oratorio, come è riportato in qualche pubblicazione). A quest’opera non arrise lo stesso successo de «La Duchessa di Guisa», a causa forse del soggetto — debole nel suo svolgimento drammatico —‘ o della stesura poetica del libretto — certo non un capolavo­ro! — o per l’esecuzione da parte di artisti, almeno in quella occasione, non all’altezza del compito?

Oltre che compositore e didatta Serrao era anche un eccellente direttore d’orchestra e competente di teatro (in quei tempi il direttore d’orchestra svolgeva, per l’opera di dirigere, anche quelle che sono l’odierne mansioni di regista); prova ne sia che nell’estate del 1870 gli fu affidata la direzione del Teatro del Fondo ove egli ottenne clamorosi successi con l’esecuzione di opere del Cimarosa, specie «Il Matrimonio segreto».

Il 17 dicembre dello stesso anno morì il M0 Mercadante. Serrao non dovette soffrire molto e per quel senso di filiale venerazione, cui dianzi si accennava, verso il maestro compose una «Messa da Requiem» per soli, coro ed orchestra.

Sul frontespizio della partitura, anche essa conservata nella Biblioteca del Conservatorio di Napoli, è scritto, in autografo dallo stesso Serrao: «Omaggio a Mercadante Messa da requiem— scritta sopra composizioni dell’illustre Compositore Saverio Mercadante ed eseguita in occasione dei funerali che il Conservatorio fece alla morte dello stesso Paolo Serrao». La partitura è in massima parte autografa.

Desta senza dubbio meraviglia e perplessità la succitata dicitura del Serrao. È possibile comporre una «Messa da requiem», già di per sé lunga per il testo, per soli, coro ed orche­stra, per giunta su musiche altrui, in un tempo così breve? Umanamente impossibile! Dalla morte ai funerali di Mercadante saranno, trascorsi uno o due giorni: ebbene anche per il semplice lavoro manuale di scrittura (e chi s’intende di partiture d’orchestra sa come non sia agevole) non sarebbero minimamente sufficienti uno o due giorni completi. Ed almeno una prova generale di soli, coro ed orchestra, prima dell’esecuzione, la si richiede assolutamente! Ritengo, pertanto, che il Serrao avesse forse già man mano elabo­rato tale idea e che all’approssimarsi della morte di Mercadante, peraltro infermo e quasi cieco da parecchio tempo, abbia approntata la partitura fatta poi eseguire in occasione dei funerali del suo amato protettore, maestro e direttore. Altro tangibile segno di questa sua devozione verso il Mercadante fu la stesura, qualche tempo dopo, di una «Sinfonia funebre», per orchestra, dedicata allo stesso.

Scomparso il Mercadante venne dato incarico al Serrao di succedergli, almeno per qualche tempo, nella direzione del Conservatorio incarico che egli certamente assolse perché risulta che, nominato in seguito direttore il maestro Lauro Rossi il Serrao, per compenso del servigio reso, ebbe dal Re d’Italia l’onorificenza di ((Cavaliere della Corona d’Italia».

Ma anche durante la direzione del Rossi non mancò mai la valida collaborazione del Serrao, tanto che nel 1872 gli venne la nomina di «Coadiutore al Direttore degli Studi».

Un’altra grande soddisfazione attendeva il Serrao. Nel 1873 egli, per chiamata del Consiglio Comunale di Napoli, fu assunto come Direttore del Teatro di S. Carlo e mise in scena e diresse, come novità per Napoli, l’Aida di Verdi, la cui prima assoluta era stata data al Teatro dell’Opera del Cairo il 24dicembre 1871: appena due anni prima. S’ignora se alla rappresentazione napoletana fosse o meno presente l’autore: fatto è che con tali esecuzioni il Serrao si conquistò l’ammirazione e la stima di Verdi (tutt’altro che facile a tali cose!) tanto che questi, interpellato dall’allora Ministro dell’Istruzione per un progetto di riforma e riordinamento dei Conservatori d’Italia, scelse il Serrao nel ristretto numero di collaboratori. Questi stilò una memoria, ancora oggi conservata:

«Sulla riforma degli Istituti musicali ».

Quando nel 1878 Lauro Rossi rinunciò al suo incarico di Direttore del Conservatorio di Napoli, il Serrao, nel giugno dello stesso anno, fu nominato Direttore «funzionante». Fu poi affiancato da un Consiglio di reggenza il cui mandato durò sino al 1887.

Durante tale reggenza fu lanciata l’idea, pare proprio dal Serrao, realizzata poi in seguito, di far costruire nell’ambito del Conservatorio un teatro ove gli alunni -composi­tori, pianisti, cantanti, orchestrali - potessero dai saggio della loro preparazione e bravu­ra e cimentarsi nell’agone dell’arte a cospetto del pubblico. Cosa certamente di valido aiuto artistico per chi, nel decorso degli studi, possa fare esperienza viva di quella che sarà la sua scelta professionale ed artistica nella vita.

 

 

Il Serrao doveva davvero «amare» il «suo» conservatorio di Napoli, ove si era formato ed ove aveva ed avrebbe ancora speso tante sue preziose energie ed essere giustamente ansioso per le sue sorti, per il suo buon nome e la sua reputazione. Doveva essere pari­menti dotato anche di una grande modestia, acquisita certo con l’esperienza degli anni e col sincero contatto con l’arte e con gli artisti. Si deduce ciò, tra l’altro, anche da un foglio manoscritto autografo ma senza data - quasi una minuta, perché ha delle correzioni apportate con la medesima grafia -esistente nell’archivio di quel conservatorio e che tra­scrivo testualmente: «Ho saputo che fra le alunne, alunni esterni ed interni si organizza una dimostrazione in senso a me favorevole, e contraria al M0 Platania, egregio artista e rispettabile

uomo. Questo fatto avrebbe origine dalle notizie divulgate da un giornale che annunziava la venu­ta del M0 Platania come Direttore di questo Collegio. Rifuggendo io da qualunque disordine, invo­co tutta l’energia di codesto Onorevole Consiglio onde impedire un possibile scandalo che rica­drebbe a disdecoro del nostro Istituto e dell’Arte». Anche se privo di firma l’autografo è. a mio parere, senz’altro del Serrao: il contenuto e l’esame comparativo calligrafico di questa minuta con altri manoscritti sicuramente suoi potrebbero confermarlo.

L’azione persuasiva del Serrao dovette senz’altro sortire il suo buon effetto, poiché nel 1885 Pietro Platania (Catania, 1828 - Napoli, 1907) assunse effettivamente la direzione del Conservatorio di Napoli. Il Platania compositore e didatta, era stato direttore, dal 1843, del Conservatorio di Palermo e, per due anni, 1882-83, aveva diretto la Cappella musicale del Duomo di Milano. Restò a Napoli, come direttore sino al 1902, quando la direzione del Conservatorio fu affidata, sino al 1909, ad uno dei più brillanti alunni del Serrao: a Giuseppe Martucci (Capua 1856 - Napoli 1909) che Paolo Serrao considerava come il frutto umano più nobile della sua scuola.

Al Martucci successe, dal 1912 al 1915, Alberto Fano, allievo di pianoforte di quest’ul­timo; poi, sino al 1935, le sorti del Conservatorio furono nelle mani di quell’eccelsa figura di musicista e di gentiluomo: Francesco Cilea, anche egli alunno e corregionale del Serrao.

Grande nella composizione, esimio nella direzione d’orchestra sagace nella conduzio­ne, anche se saltuaria, del conservatorio, non meno lodevole ed incisivo fu il Serrao nella sua missione di didatta nella scuola di composizione, insegnamento che egli esplicava con vera passione e con alto livello di sensibilità artistica oltre che con vera competenza e senso di responsabilità. I frutti — eccelsi — non mancarono, e sono nomi di alto prestigio nazionale ed internazionale «Qui docet filium suum laudabitur in se». É merito e vanto del Serrao didatta ed arti­sta aver forgiato nella propria scuola musicisti i cui nomi risplendono nella storia della musica. Ed egli si mostrava felice e forse un po’ orgoglioso della sua «paternità» artistica non solo per aver profuso ai suoi alunni una tecnica, musicale agguerrita ed aperta alle esigenze del tempo ma specie per aver loro istillato una squisita sensibilità al bello.

Il Serrao fu il decano fra i maestri del conservatorio di Napoli, mantenendosi sempre mente vivida ed aperta ad ogni soffio animatore di nuova vita; la sua mente comprende­va pur troppo la necessita fatale dell’evoluzione, e fu tra i primi a scorgere i destini della nuova musica la sua espansione, la sua maggiore concentrazione nel melodramma e la stretta intimità con la poesia.

Viveva, allora, la prassi (oggi almeno in parte ancora viva in alcuni conservatori) che gli insegnanti per una continuità didattica, guidassero i propri allievi dall’inizio alla fine degli studi: studi condotti con serietà e organicità, studi che costituivano la base indiscus­sa di una formazione completa e sicura.

Amorevole con tutti nutriva un affetto speciale per i suoi discepoli: sempre bonario, con l’eterno sorrisetto che pareva lievemente motteggiatore sul labbro, e l’eterno mezzo sigaro spento tra i baffi ingialliti e spioventi.

Paolo Serrao esplicò l’opera sua col far mantener costante il fervore della vera «scuola» e col far distinguere i vari generi musicali lo stile ed il carattere, incitando ed ammae­strando i suoi innumerevoli alunni a scrivere musica logica con magistero significativo. (L. Griffo).

Fino alla morte fu una «vera autorità» la sua scuola era seguita con perseveranza, la sua parola era ascoltata con rispetto, la sua influenza ed il suo spirito orientatore furono attivi in tanti scolari, divenuti grandi nell’arte anche se diversi per tendenze, per tempe­ramento, per idee e per forme.

Fra i tanti allievi del Serrao emergono i nomi di: Giuseppe Martucci, Leopoldo Mugnone, Franco Alfano, dei due fratelli Romaniello Vincenzo e Luigi, di Florestano Rossomandi, Umberto Giordano, Camillo De Nardis, Ruggero Leoncavallo, Francesco Cilea, Alessandro Longo ed altri. Ognuno di essi meriterebbe un breve profilo artistico ma il discorso andrebbe per le lunghe. Anche nella loro differente personalità essi erano accomunati in un vincolo di rispetto e di stima verso il loro docente di raro pregio, orgo­gliosi di essere stati suoi alunni, ed il Serrao da parte sua, era felice di questa sua figlio­lanza che si faceva onore.

Gli allievi — tutti dell’Italia Meridionale — si distinsero in generi musicali del tutto dif­ferenti: operistico (Cilea, Giordano, Leoncavallo), sinfonico e cameristico (Martucci, Romaniello), direzione d’orchestra (Mugnone).

Interessante sarebbe una analisi esegetica-comparativa tra la produzione musicale del Serrao e quella dei suddetti maestri per una ricerca di eventuali influssi stilistici, formali, vocalistici, armonici, orchestrali ecc. che inevitabilmente si trasmisero dal Maestro agli allievi, pur diversificantisi nella personalità di ognuno di essi.

La lunga, diuturna ed operosa permanenza a Napoli non avrà certamente allentato i vincoli d’affetto che legavano Serrao alla sua terra d’origine. Non emergono notizie di più o meno frequenti rapporti con i suoi conterranei: certamente egli doveva amare molto la sua Calabria e sentire tutta la nostalgia di affetti familiari ivi lasciati, di rapporti umani e sociali interrotti nonché delle bellezze naturali che l’adornano e la rendono così attraente.

Un episodio illumina anche questo suo lato umano nascosto o forse avvolto nella neb­bia di una tormentata e snervante attività artistica e didattica.

Dopo la dolorosa calamità che colpì la Calabria — il terremoto del 1 settembre 1905 —egli scrisse appositamente una bella pagina musica la «Nostalgia» e volle che il ricavato della vendita fosse devoluto a beneficio dei tanti danneggiati negli affetti e negli averi. Paolo Serrao morì il 17 marzo 1907: compianto non poco e con sincerità da familiari, allievi, artisti, colleghi e da quanti avevano avuto con lui anche semplici relazioni umane.

Dal suo matrimonio con un’artista francese nacquero quattro figli: Paolo, Guido, Isaura e Ismailia, tutti più o meno valenti musicisti.

Nel testamento consegnato al M0 Tarantino, suo genero, egli aveva lasciato scritto: «Le mie esequie dovranno essere molto modeste, senza fiori, senzo carrozze e senza gente pagata. Due soli monaci (sic!) mi accompagneranno all’ultima dimora, che... voglio sperare sia un pò migliore dell’attuale».

Ma se le esequie furono modeste non fu modesto il tributo d’omaggio e di cordoglio reso alla sua memoria: autorità, rappresentanze del municipio di Napoli e di Filadelfia, direttori e colleghi dei Conservatori di Napoli e di altre città d’Italia, alunni ed ex-alunni, estimatori ed amici, tutti vollero essere presenti a rendere omaggio all’artista, al didatta, all’uomo che lasciava la scena del mondo.

Commemorazioni ufficiali della figura del Serrao seguirono qualche tempo dopo nel Consiglio comunale di Filadelfia ed in quello provinciale di Catanzaro. Giornali e riviste pubblicarono articoli elogiativi della personalità artistica del Serrao, ma certamente il miglior omaggio alla sua memoria fu reso dal Conservatorio di Napoli con un ecceziona­le concerto, diretto da Giuseppe Martucci, con le migliori e più significative pagine della sua vasta e varia produzione musicale.

Serrao morto terminò di far musica e di suscitare musica nei suoi allievi ma non di far luce intorno a se con il suo retaggio spirituale. La memoria di un morto è iscritta in ciò che ha fatto e in quel che per opera sua altri hanno compiuto o compiranno.

Chi muore alla terra non muore completamente se la sua memoria è nei cuori di chi resta, se la sua opera risulta ancora limpida fonte di bellezza capace di commuovere e suscitare ancora vibrazioni umane ed artistiche!

Problematico è, in questa sede, elencare in modo organico e completo la vasta produ­zione musicale del Serrao: si cercherà di accennare a quella più qualificante, suddividen­dola per generi.

 

 

A)    MELODRAMMI: «L’Impostore», «Leonora de’ Bardi» (o «Dianora de’ Bondi»); «G. B. Pergolesi»; “La Duchessa di Guisa»; «Il Figliuol Prodigo».

 

E)  MUSICA RELIGIOSA: «Gli Ortonesi in Sciò», oratorio in due parti; Messa a quattro voci ed orchestra (dedicata a F. Florimo); «Le Tre Ore di Agonia»; Messa da Requiem, per soli, coro ed orchestra su musiche di Mercadante e dedicata allo stesso; 2 Preludi per organo; molte altre composizioni per voce sola ed organo; per solo, coro ed organo; per coro a più voci, alcune delle quali con pianoforte altre con organo, qualcuna con orche­stra.

 

C) MUSICA DA CAMERA per canto e piano: una quindicina di brani tra romanze, ballate, canzonette, duetti, ecc. tra cui spicca «Omaggio a Bellini» per coro a quattro voci, strofe declamate ed orchestra.

 

D) MUSICA PER ORCHESTRA o per alcuni strumenti: una Sinfonia a grande orche­stra; Sinfonia funebre; Elegia per violino (o cello) e piano; Minuetto per arpa ed una

abbondante produzione di trascrizioni — circa una quindicina — per orchestra di musiche di Monteverdi, Stradella, Scarlatti, Mercadante, Mendelsshon, Verdi.

 

E) MUSICA PER PIANOFORTE distinta in due sezioni, egualmente abbondanti: l’una comprende trascrizioni, fantasie o capricci su musiche di altri, la seconda composizione originale.

 

— Trascrizioni, fantasie o capricci su musiche di altri autori (tutte per pianoforte a quat­tro mani): se ne contano almeno quarantacinque. Autori preferiti sono: Petrella, Rossini, Meyerbeer, Donizetti, Mercadante, Flotow, Bellini, Gounod, Ricci e l’immancabile Verdi.

 

— Composizioni originali (la maggior parte per pianoforte a due mani, poche quelle a quattro mani): più di una cinquantina. Emergono tra esse: Tema con variazioni, Ballata, Allegro da concerto, due Polacche, varie Tarantelle, Serenata calabrese, Preludio e Fuga, Etude pour le piano, ecc.

 

E) Rimangono ancora da segnalare alcuni lavori manoscritti di carattere didattico.

 

Arduo ed impegnativo sarebbe un giudizio critico ed estetico su questa produzione musicale, abbondante per quantità e varia nei suoi generi. Proprio la varietà di genere impone un criterio differente di valutazione.

A mio modesto parere un metro di valutazione sull’opera musicale del Serrao potreb­be cosi sintetizzarsi: il Serrao è stato un degno se non addirittura eccellente musicista del suo tempo storico, intendendo con questa espressione piuttosto i pregi che non i difetti di quel tempo.

Francesco Cilea, parlando ai giovani del Conservatorio di Napoli nel 1925, e cioè quan­do la sua personalità artistica era ormai già pienamente matura, ammoniva: « di non affannarsi disperatamente alla ricerca di originalità più o meno stravaganti. In tale travaglio è assai facile perder di vista il vero che è antico e pur sempre avvincente. Bisogna rinnovarsi, ma restando nell’ordine, nel dominio della storia e della logica. Ed ancora: Il processo consiste nel perfezionare i mezzi di espressione, non nel capo-volgere, sconvolgere e mutare le cose.

Forse queste affermazioni potrebbero delineare ed inquadrare precisamente la figura del Serrao musicista.

Certamente il suo “teatro” non reggerebbe validamente se messo a confronto dei gran­di operisti o ai gusti moderni; do non toglie nulla alla bellezza di melodie profuse in esso, alla caratterizzazione musicale di personaggi o all’espressione drammatica di azioni o situazioni psicologiche.

Paolo Serrao contribuì alla produzione ottocentesca di polifonia sacra e da concerto sia pure con opere minori i cui maggiori monumenti sono rappresentati dalle opere di Mendelssohn, Berlioz, Listz, Gounod, C. Franck, Brahms, Brukner lo stesso Verdi. Nella musica religiosa il Serrao non si allontana molto da quello che era, specie in Italia, lo stile e la maniera del tempo: il testo sacro trattato un pò come pretesto musicale e quasi alla maniera di testo teatrale, specie quando e interessato un solista o più solisti a modo di concertato. Non mancano, però, momenti di vera emozione sacra o religiosa specie quando ne è protagonista il coro. In quei momenti il Serrao “sente” molto di più lo stimolo del senso religioso del testo con il suo contenuto che supera l’umano e si protende verso il divino.

Nella Messa da Gloria e nell’Oratorio ma anche in alcune pagine minori si avverte di più questo travaglio dell’artista di purificare lo stile e renderlo più consono all’espressività del contenuto testuale.

Anche se non molto abbondante, la produzione cameristica per canto e piano denota invece una maggiore presa di coscienza di stile e di una stretta aderenza al testo: più d’una pagina nella sua suadente melodia, nell’atmosfera armonico-pianistica, che sotto­linea l’ambientazione psicologica del “quadretto” potrebbe stare alla pari con pagine di autori più noti.

Nell’Ottocento l’interesse predominante se non unico dei compositori italiani era rivolto al melodramma che faceva capolino, specie nella seconda metà del secolo, anche fuori del teatro, non solo nei “salotti” ma finanche nelle sale da concerto, con trascrizioni pianistiche di brani molto noti — e perciò graditi al pubblico, trascrizioni (o fantasie come erano denominate) che spesso, salvo, lodevoli e rare eccezioni, si riducevano a vuote ed aride esercistiche.

Anche il Serrao non fu esente da tale moda: si spiega cosi l’abbondante sua produzio­ne in merito: non manca però qualche pagina di un certo interesse, sia per l’impegno di scriverla per piano a quattro mani sia per il non soggiacere supinamente a qual vuoto e adusato virtuosismo, costellato di scale, arpeggi, fronzoli vari, quasi abituali per tale genere.

Altro, invece è il discorso per i pezzi originali per pianoforte. Si nota in essi uno stile più personale, più caratteristico, più originale, a volte geniale che, su una solida base di vasta cultura armonica e di forma musicale, cesella l’idea matrice e ne svolge sapiente­mente tutta la sua sostanza tematica. Il Serrao, spesso anche descrittivistico, si lascia sedurre dal fantasma poetico o semplicemente musicale e lo vive pienamente adibendo anche una appropriata scrittura pianistica che metta in appropriata luce le possibilità tecniche ed espressive dello strumento e dell’esecutore.

Al Serrao non si può non riconoscere un raro pregio: anche nelle composizioni più complesse egli cerca ed ottiene una dignità ed una eleganza della linea melodica nei suoi variegati disegni da captare immediatamente l’ascoltatore. Egli soleva ripetere insisten­temente al Cilea: “canta, canta, canta” e aggiungeva con arguzia: “La musica si compone per tutti, dottori ed asini.

Chiusa questa panoramica della produzione musicale del Serrao, s’impone legittima una domanda: restò il Serrao irretito nella sua mentalità artistica acquisita con la severità di studi e di didattica, senza avvertire l’urgenza di proiettarsi nel futuro, ignorando —volutamente o non — quelle nuove tendenze artistiche e nuove estetiche musicali già pre­senti verso la fine dello scorso secolo? difficile dare una risposta precisa, profonda ed esauriente.

Un suo pensiero ci può forse illuminare al riguardo. “Oggi l’arte moderna pur essa divie­ne un nuovo principio per l’esteta la sua originalità è la totale mancanza di originalità, il suo vantaggio incalcolabile consiste nel traffico di tutti gli stili.

Contro chi intendeva indirizzare giudizio sì severo?

L’arte è un lungo purgatorio! occorre affinare di continuo il proprio spirito. scrostarne le scorie accumulatevisi nel tempo, macerarlo con una cosciente autocritica, delicata ed energica nel contempo, per poter produrre, come albero sapientemente ed amorevolmen­te potato, virgulti nuovi, fiori più profumati, frutti più saporosi. Occorre limare di conti­nuo la propria ispirazione ed il proprio estro per fermare sulla carta una pagina dalla bel­lezza quasi assoluta.

Nei lunghi anni della sua operosità, Serrao non ha mutato sensibilmente né stile né tecnica compositiva ma ha lavorato sempre ad impreziosire il suo modo di esprimersi, alla ricerca di una sempre maggiore scioltezza e signorilità dell’idea musicale, evitando luoghi comuni, inutili superficialismi, arabeschi vuoti di contenuto significativo che magari avrebbero avuto l’unico intento di “épater le bourgeois”.

 

 

 

Si ringrazia la rivista “Calabria sconosciuta“ per la gentile concessione.

 

Curriculum di Padre Buondonno

 Padre Enrico Buondonno, musicista compositore nasce a Gragnano (NA) il 22/10/1912. La sua vita rappresenta un esempio di grande umanità e spiritualità legata all’arte musicale. La sua missione sacerdotale inizia neI 19351 quella artistico nel 1939 diplomandosi in composizione sacra ed in canto Gregoriano e perfezionando gli studi di composizione profa­na sotto la guida del M0 Achille Longo.

Da allora in poi sono innumerevoli le testimonianze di benemerenza nei riguardi del lavoro del compositore, dell’esecutore, del didatta lungo un percorso artistico durato 50 anni. Come docente ha operato presso Conservatori di Reggio Calabria, Cosenza, Avellino e Napoli. Ha tenuto diverse conferenze-lezioni legate all’estetica e alla didattica musicale dal ‘63 al ‘67 presso la Fondazione Cini’ di Venezia e presso l’Università del Cilento.

Oggi giorno, anche se ufficialmente in pensione per limiti di età egli svolge ancora la sua missione didattica per tanti che chiedono la sua opera.

 

 

Melodrammi

L’impostore

La Dionora dei Bondi|

Giovan Battista Pergolesi

La Duchessa di Guisa

Il  figliuol prodigo

 

Musica religiosa

 

Ortonesi in sciò

(Oratorio in 2 parti)

Messa (inedito)

Pater Noster

Salve Regina

O Salutaris Hostia

Tantum Ergo

Ave Maria

Sei Litanie a due voci

 

Dio sia benedetto (per basso e coro)

Due Allelujia

Album di sei litanie

Messa a 4 voci e gronde orchestra

Requiem (Sinfonia di omaggio a Mercadante)

Primo preludio

Secondo preludio


Composizioni per canto e pianoforte

 

La villanella per 5p. e Tn.

Nel mare di Posillipo

Per il 1110 centenario del Tasso

La donna italiana

Pater Noster (parafr.)

La madre del marinaio per SP.

La piccola mendica

Il  disinganno

Fior di siepe

Triste presagio

La primavera


 

Composizioni per Archi e Orchestra

Sinfonia funebre (Orchestra)

Elegia (Violancello)

Minuetto per arpa

3 morceaux per violon ou mandoline e pianoforte

 

 

Composizioni a 4 mani

Polacca in Do min.  

Serenata calabrese   

Aria antica

Sarabanda

Piccola Valzer

Nostalgia

Aida (rid.)

 

Fantasie su opere di celebri autori

 

Luisa Miller
Favorita
Sonnambulo
Marta
Faust
Linda di Chamounix
Simon Boccanegra
Gli Ugonotti
Il Barbiere di Siviglia
Il Crociato in Egitto

 Lucia di Lammermoor

L’Africana

 I Lombardi

 Lucrezia Borgia

Macbeth

Traviata  

Inno di Garibaldi (capriccio)

Stabot Mater

lI Profeta

 

Composizioni per piano a due mani

 


Mergellina

Notturno

Capriccio mazurka

Le campane

Varzer brillante

Serenata

Canzonetta

Le campane di Montoro

i   ma Gavotta

2. nda Gavotto

2.ndo Minuetto

Pensiero Musicale

Mazurka in Re mm.

Scenetta umoristico

Tema con variazioni

2. ndo Notturno

Barcarola in Re

Tarantella

Auguri - Danzo

Minuetto

Giga in Re

Sarabanda

Valse minuetto

Cantando

Carovana nel deserto

Pensiero elegiaco

Ballata

Polacca brillante

Pagine di album

Mazurka in Si mm.

Mazurka in La mm.

Ritorna

Valzer in Re bem.

Allegro di concerto

Andante e polacca in Re bem.

Triste addio

1.      mo Notturno

3.za Polacca in Fa diesis

Madrigale

Tre preludi e fughe

Zampognata

Canone in Fa

Preludio

Etude pour le piano


 

 

 

Le suddette musiche sono state edile da/le cose Editrici:

Izzo - Ricordi - Pisono

 

 

 ATTI D’OMAGGIO ALLA MEMORIA Dl PAOLO SERRAO

 

- Nel 1880, la prima formazione bandistica di Filadelfia, per volontà dell’Amministrazione Comunale, fu intitolata al nome di Paolo Serrao pervenuto alla carica di Direttore del Conservatorio di Napoli.

- Nel marzo del 1907 una Delegazione del Municipio di Filadelfia guidata dal Sindaco Bernardo Carnovale partecipò ai funerali del Maestro svoltisi in Napoli.

- Nel marzo del 1908, commemorazione del Maestro al Consiglio comunale di Filadelfia, nel primo annuale della morte.

- Eccezionale Concerto commemorativo presso il Conservatorio di Napoli, diretto da Giuseppe Martucci, con musiche di Paolo Serrao.

- Nell’ottobre del 1919 presso il Circolo Musicale di Catanzaro conferenza dell’Avv.

Casalinuovo e concerto con musiche del Maestro, dirette dal Prof. Luigi Griffo, disce­polo del Maestro.

- Nel 1927, la Banda della città natale del Maestro, reintitola il complesso “Super­Banda Paolo Serrao”.

- Nel 1930, centenario della nascita del Maestro, concerto presso il Teatro Comunale, diretto dal Prof. Griffo.

- Nel 1930, il “Circolo di Cultura” di Filadelfia, che aveva sede presso la casa natale del Maestro, prende la denominazione di “Circolo Paolo Serrao”.

- Nel 1950, a Catanzaro che nel 1838 applaudi il pianista prodigio all’età di otto anni, volle dedicargli una delle principali vie cittadine.

- Nel 1970, la cittadina di Belvedere Marittimo volle intitolare al Suo nome il locale Liceo Musicale.

- Nel 1972, Filadelfia Sua città natale Gli dedicò una delle maggiori arterie cittadi­ne.

- Nel 150.mo della nascita, Filadelfia volle commemorare il Maestro con un Concerto vocale e strumentale, conferenze e riprese televisive. Organizzatori: i Maestri Bondonno e Barbieri.

- Nel 1980, la città di Vibo Valentia intitola al nome del Maestro il grandioso “Auditorium”.

- Nel 1981, si costituì nella culla di Vibo Valentia una Società per l’organizzazione di Concerti Musicali, che prese il nome di “Società dei Concerti - Paolo Serrao”.

- Nel 1988, i componenti del Complesso Bandistico di Filadelfia, nel decennale della costituzione, hanno deciso di intitolare il Complesso stesso al concittadino “Maestro Paolo Serrao”.

- NeI 1994, l’Associazione Centro Studi Musicali Bequadro di Lamezia Terme diretta dal M0 Egidio Ventura realizza un concerto e una pubblicazione dedicata a Paolo Serrao.

 

 

SCRITTI SU PAOLO SERRAO (1830-1907)

 

Giuseppe DE VITO

- Cenni biografici su Paolo Serrao

 

Giuseppe CASALINUOVO

- Celebrazione - Catanzaro 1919

 

Luigi GRIFFO

- Cenno biografico su Paolo Serrao - Catanzaro 1919

 

Venturino JUZZOLINO

- I grandi musicisti calabresi - Catanzaro 1961

 

Alfonso FRANGIPANE

- Paolo Serrao e Andrea Cefalj - Reggio Calabria - 1962

 

Nicola SGRO’

- Paolo Serrao - Reggio Calabria 1978

 

Enrico BONDONNO

- Paolo Serrao nel 1 50.mo dalla nascita - Napoli 1980

 

Gaspare SERRAO

- Profilo biografico su Paolo Serrao - Filadelfia 1988

 

Giovanni MANNO

- Paolo Serrao e la sua scuola - Vibo Valentia 1 980

 

Nicola SGRO’

- Paolo Serrao compositore e didatta - Reggio Calabria 1985

 

Francesco SISCA

- Un grande musicista di Calabria “Brutium” - Lamezia Terme 1 985

 

ASSOCIAZIONE CENTRO STUDI MUSICALI BEQUADRO

- Musica e musicisti calabresi” Paolo Serrao - Lamezia Terme 1994